Finalmente in Perù. Capitolo IV – Taquile e il lago Titicaca –

Arrivato a questo punto del viaggio sto per realizzare uno dei miei desideri: ammirare il lago Titicaca, il lago navigabile più alto del mondo!!

Ormai ho capito che in Perù le distanze sono enormi ed infatti da Chivay dove mi trovo (Finalmente in Perù. Capitolo III – Arequipa e la valle del Colca –) a Puno sono circa 6 ore di viaggio. Ho scelto il bus turistico “4M-Express” (per maggiori informazioni) che offre anche un servizio di guida in lingua spagnola e inglese.

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Lagunillas

Per un tratto si ripercorre al contrario la strada fatta per arrivare a Chivay da Arequipa, quindi si torna fino a 4.910 m s.l.m. al Mirador de los Volcanes; poi si prosegue e il bus effettua altre due fermate, una al Vulcano Chacura e un’altra a Lagunillas dove si possono ammirare i fenicotteri rosa nella laguna.

Dopo aver attraversato la città di Juliaca, la città più grande della regione e l’unica dotata di aeroporto, sono arrivato a Puno in tarda serata. Il terminal si trova in zona portuale quindi è meglio prendere un taxi per arrivare in hotel evitando di andare a piedi soprattutto se si arriva o se si parte quando è già buio. Puno infatti è una grande città, capoluogo dell’omonima regione ed è il maggiore porto commerciale del lago Titicaca e mentre le zone del centro sono sicure, come ogni grande città soffre qualche problema di degrado nelle zone periferiche.

Al mio arrivo in hotel (Hostal Helena Inn) c’era Felipe ad aspettarmi nella hall. Felipe è il capofamiglia che mi avrebbe ospitato nella sua casa per i due giorni successivi nell’Isola Taquile. Con lui ho definito gli ultimi dettagli e ci siamo dati appuntamento per la mattina seguente.

Di prima mattina come al solito, mi sono quindi imbarcato con la compagnia “Huallatas Tour”: la barca è lenta ma l’impresa è gestita da famiglie locali. Non dimenticatevi di cospargervi di crema protettiva solare, l’altitudine e il Sole che picchia potrebbero causarvi una spiacevole sorpresa!!

Vi confesso che le ore di navigazione sul lago più grande del Sudamerica me le sono godute tutte: mi sono messo sul tetto della barca, nonostante il vento fresco, ad ammirare questo posto magico.

285Inizialmente il paesaggio è paludoso, si passa fra la canna totora che nasce e si riproduce in acqua, è un via vai di piccole barchette a motore guidate da locali che vanno ad occuparsi dei loro affari quotidiani. Da qui si può ammirare la vastità della città di Puno, le cui case si arrampicano su su per il colle, mimetizzandosi con il colore marrone del monte.

La prima tappa è alle isole degli Uros, un popolo che, da quando fuggì dal popolo colla e da quello inca, vive su isole galleggianti costruite da loro stessi utilizzando, appunto, la canna totora. Sull’isola flottante il capo villaggio ha tenuto a mostrarci come realizzano le loro isole, come costruiscono le case e come fanno ad evitare che il fuoco usato per cucinare bruci il tutto! Le isole non sono del tutto autosufficienti nel senso che ci sono scuole e piccole attività commerciali ma per il resto debbono spostarsi sulla terraferma.

Oltrepassata la comunità degli Uros si naviga in “lago aperto”. Vi sembrerà di poter toccare il cielo con un dito e non lo dico scherzando, è proprio così!

Le nuvole sono di poco sopra di voi, se alzate la mano avrete l’impressione di poterle sfiorare. Attorno c’è solo acqua e qualche pescatore che, con la sua barchetta, getta speranzoso le reti.

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Arrivo sull’isola Taquile verso ora di pranzo, e sbarco al porto Salacancha. Per raggiungere la casa di Felipe non è semplicissimo: bisogna percorrere una bella salita per circa mezzora ma all’arrivo mi accoglie Ines, la moglie di Felipe, con una bella zuppa di quinoa e una trota del lago arrostita. Una accoglienza migliore non si poteva desiderare!!

276L’unico modo per spostarsi sull’isola è camminare, a Taquile non esistono mezzi di trasporto (a parte l’asino) e considerate che nell’isola ci sono più di 500 gradini che metteranno a prova la vostra resistenza.

Felipe e Ines, come altri isolani, hanno creato questa attività di ricezione turistica ospitando turisti nelle loro case (Taquile Sumaq Wasi). Non appena il mio tour operator Perù Responsabile (per maggiori informazioni) me lo ha proposto, ho deciso di provare questa esperienza.

Vi confesso che non è stato semplice. Non sono abituato a stare 24 ore senza TV e connessione internet, stare in una camera con la paglia, senza bagno in camera e senza doccia, dormire sotto sette coperte per non sentire il freddo della notte!!

304Su quest’isola ho dovuto imparare a gestire il tempo, cosa che non sono in grado di fare a causa degli impegni, dei doveri, delle preoccupazioni quotidiane che ci assorbono completamente. Quest’isola mi ha mostrato che non per forza bisogna “fare” qualcosa.

Nonostante la abbondante cena preparata da Ines e nonostante aver chiacchierato con lei per parecchio tempo della sua vita, della sua esperienza di cuoca a Lima per 15 anni e del suo desiderio di tornare nella sua isola natale, del rapporto con i turisti di differenti nazionalità che ospita ogni giorno, l’orologio segnava ancora le 21:30. Il cielo si presta ad essere ammirato dal cortile di casa ma oltre a questo le attività da fare sono ben poche. Viaggiavo da solo e ho potuto quindi sperimentare anche come il tempo possa scorrere lento. Svegliarsi di notte, mettere la giacca per andare in bagno uscendo dall’abitazione è stata un’esperienza nuova sulla mia pelle, ma non così tanto da non essermi stata raccontata dai miei nonni nelle nostre terre.

318Il giorno dopo ho girovagato per questa bellissima isola: a 4000 m s.l.m. c’è poca vegetazione, salvo il solito ichu, ci sono reperti inca diroccati, spiagge meravigliose incontaminate, animali da pascolo, piccole attività commerciali per turisti, bambini che vanno a scuola e che al ritorno giocano facendo correre un pneumatico con un bastone, donne e uomini con il berretto floscio che filano la lana. Infine dalla vetta dell’isola potrete ammirare la Cordillera Real innevata sull’altra sponda del lago, in terra Boliviana.

È stata un’esperienza insolita, non facile e non so dire se avrei resistito un’altra notte. Devo ammettere che la voglia di fare una doccia era davvero tanta!!

Al ritorno a Puno, dopo l’agognata doccia, ho fatto un giro per il centro, ricordo la bella chiesa affacciata sulla Plaza de Armas e Calle Lima, la via principale della città, piena di luci, ristoranti e botteghe.

262Ho cenato al “Mojsa” (per maggiori informazioni) un locale davvero bello, pieno di gente locale e turisti, con vista sulla piazza. Ho mangiato un ottimo lomo saltado accompagnato dalla solita chicha morada (47 nuevos soles – € 14 circa).

Con l’esperienza di Taquile ancora nel cuore, avvicinandomi alla meta del viaggio sento crescere il desiderio di vedere Machu Picchu. Ma per ora ci fermiamo: è notte e bisogna riposarsi prima del lungo viaggio che mi porterà a Cusco.

Nel frattempo continuate a seguire l’hastag #finalmenteinperù !!!


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