Finalmente in Perù. Capitolo II – Paracas, Huacachina, Nazca –

Non avrete difficoltà a svegliarvi presto: il fuso orario si sente parecchio la prima notte, io dalle 4:00 di mattina in poi non ho più chiuso occhio!!! (Capitolo I – Destinazione Lima)

Fatta la colazione in hotel, il transfer mi ha portato subito al terminal di Lima degli autobus della Cruz del Sur. (per maggiori informazioni)

Si tratta di una compagnia specializzata in rotte turistiche terrestri, molto professionale, comoda, sicura e puntuale. Dall’hotel al terminal sono appena 10 minuti, ma vi consiglio di arrivare con almeno 15’ di anticipo rispetto all’orario di partenza poiché vi sono delle procedure di imbarco da seguire, come la consegna delle valige agli addetti che vi daranno una ricevuta da mostrare all’arrivo.

Il biglietto da Lima a Paracas in seconda classe (i posti sono numerati) costa 55 nuevos soles (15 euro circa).

Lasciati i quartieri più ricchi della città, noterete i contrasti con le aree più povere della periferia e dei villaggi lungo il percorso. Ai lati della Panamericana Sur i vostri occhi dovranno necessariamente posarsi su strade non asfaltate, case di mattoni di fango asciugati al sole, abitazioni non terminate con il ferro che esce dai pilastri in cemento, polvere, tanta polvere, improbabili negozietti, uomini a bordo di macchine disastrate, bambini che giocano per le vie.

Sarete anche rapiti dal paesaggio: la strada corre lungo la costa pacifica e l’oceano scarica le sue potenti onde sulla costa; poco a poco la garua se ne andrà per lasciare il posto ad un intensissimo cielo azzurro e soleggiato.

In quattro ore arriverete a Paracas (tempesta di sabbia in lingua quechua), un piccolissimo borgo sull’omonima penisola situato vicino a Pisco. Dopo il check in hotel (Hotel Brisas de la Bahia) inizia il mio tour nella riserva naturale.

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Riserva naturale di Paracas

Non avevo mai visto un deserto di sale. Tutta la riserva è costituita da un antico fondale oceanico emerso, evidenti sono i fossili marini; tutto ciò che vedete e vi circonda non è altro che sale.

Il contrasto fra la terra e l’oceano è spettacolare, così come le spiagge protette, con i fenicotteri rosa che colorano il cielo.

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Nella riserva è anche possibile mangiare, vicino alla indimenticabile spiaggia rossa, formata dall’erosione di una montagna ricca di ferro ad opera del mare, ci sono alcuni piccoli ristoranti. Io, su consiglio della mia ottima guida Jorge, ho pranzato in uno di questi, “El Che”. Il locale è un po’ spartano con il lavandino in vista, ma il pescado cioè una frittura di pesce e frutti di mare (prezzo 40 nuevos soles – 11 € circa) che mi hanno servito, eccezionale!!!

In questa penisola furono trovate più di 400 mummie, appartenenti alla cultura Paracas risalente al 300 a.C. – 200 d.C. Furono anche reperiti alcuni crani allungati, infatti i ricchi dell’epoca usavano deformare i crani dei bambini comprimendoli tra assi di legno, in quanto segno di nobiltà.

Paracas è un paesino modesto, pieno di agenzie turistiche che organizzano tour nei siti d’interesse circostanti, ed è piuttosto sicuro, anche se alla sera solo lo “struscio” lungo la costa è illuminato mentre il resto delle strade è al buio. Io ho deciso di cenare in uno dei tanti ristorantini che, appunto, sorgono nel lungomare. I prezzi sono veramente irrisori, al “Punto Paracas”, per un abbondante risotto di pesce, una birra grande e una bottiglia d’acqua ho speso appena 40 nuevos soles (circa 11 €).

Se siete a Paracas non potete perdervi il tour alle Islas Ballestas, famose per lo spettacolo di leoni marini e di tante specie di uccelli.

Io, invece, purtroppo me le sono perse.

Infatti, il giorno che dovevo visitarle, la Capitaneria di Porto ha disposto il divieto di navigazione a causa del mare mosso.

Ho aspettato a lungo che qualcuno staccasse l’ordinanza di divieto, ma niente da fare…

Non vi dico la delusione, mi sembrava di aver buttato via un giorno del mio viaggio.

Il morale con cui ho preso l’autobus per Ica (Paracas – Ica 1 ora e 15 minuti / 20 nuevos soles – 6 € circa) era sinceramente sotto i piedi.

Tutto è però passato: è bastato arrivare all’oasi di Huacachina!

Allora, l’autobus vi lascerà a Ica, se come me non soggiornate all’oasi potrete lasciare i bagagli presso l’apposito servizio all’interno del terminal e vi sarà sufficiente prendere uno dei tanti taxi che sostano all’uscita della stazione autobus. Contrattate il prezzo prima di partire per massimo 10 nuevos soles (3 €) ed in appena 10 minuti arriverete a Huacachina!

Non avevo mai visto un’oasi ed è proprio come me la immaginavo e come l’ho sempre vista nei film: un lago al centro, palme tutt’intorno e poi tanta, tanta sabbia.

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Oasi di Huacachina

Qui, infatti, a differenza di Paracas il deserto è come siamo abituati a pensarlo: una distesa sabbiosa!

In più, a Huacachina ci sono tanti ristoranti (io ho pranzato al “Desert Night”, locale molto turistico, hamburger e patatine a 29 nuevos soles – 8 €), ci sono locali dove sorseggiare un aperitivo ed attività che propongono varie escursioni fra cui il Dune Buggy.

Potevo non provare? Ovviamente no!

img_20160818_171036È un via vai di macchinine che scorazzano nel deserto! L’attrazione è veramente emozionante e adrenalinica soprattutto quando si affrontano in discesa le alte dune sabbiose oppure quando sembra che il motore del vostro mezzo non riuscirà ad arrivare fino alla cima della montagna di sabbia.

Ad un certo punto dell’escursione la macchina si ferma: è il momento del sandboarding, con una tavola simile a quella per lo snowboard (ma senza gancio per gli scarponi) si scivola lungo le dune, in piedi o se siede più fifoni sdraiati.

Insomma è stato un bellissimo pomeriggio con altri turisti stranieri, nel mio caso americani, di puro svago.

Quando ci si diverte il tempo scorre veloce e già si è fatta l’ora di riprendere l’autobus, questa volta per Nazca.

Ica – Nazca sono circa 3 ore di viaggio per 45 nuevos soles (circa 12 €). Viaggiavo addirittura in prima classe: poltrone giganti e comodissime con un monitor individuale a disposizione per vedere film!! Sembrava di essere in aereo!!

Arrivo a Nazca di notte e vado subito in hotel (Hotel Oro Viejo).

Lo so, starete pensando Nazca = linee.

No, vi assicuro che Nazca non è “solo” questo.

Quello che vi consiglio è di lasciar perdere il sorvolo: sono troppe le variabili che potrebbero annullarlo o farvi passare una mattinata col naso all’insù aspettando il vostro turno che, a causa del vento che si alza, non arriva mai!

Inoltre è la massima espressione del turismo massificato che non rispetta l’ecosistema del luogo.

Io ho evitato il sorvolo, ma ciò non mi ha impedito di vedere le linee!!

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Lungo la Panamericana Sur ci sono due punti panoramici, uno naturale e una torretta, da cui potete vedere alcuni dei famosi geoglifi.

Queste non sono solo i misteriosi disegni ma anche linee dritte, trapezi che segnano tutto il piano circostante.

Non si sa perché il popolo Nazca abbia fatto questi segni, l’opinione più verosimile sostiene che indicano faglie geologiche o falde acquifere.

Ciò che vedete è quello che fu tracciato secoli fa. Ci troviamo infatti in un luogo aridissimo, la Pampa di San José, dove praticamente non piove mai (è una lingua settentrionale del deserto di Atacama) e i mulinelli di vento che si formano hanno pulito lungo i secoli queste segni, rendendoli visibili fino ad oggi.

Ripeto, Nazca non è solo le linee: visitate il sito di Cahuachi!

Si trova fuori città a 24 Km di distanza, per arrivarci ci vogliono circa 50 minuti dal centro, a causa della strada bianca piena di buche che dovrete percorrere.

img_20160820_070211Il sito comprende 34 piramidi, e il sentiero segnato con piccoli sassi vi guiderà lungo il percorso per visitarlo. La mia guida, l’ottimo Louis, mi ha spiegato che in epoca Nazca, questo luogo era un centro cerimoniale e religioso, tanto che gli archeologi hanno rinvenuto diverse sepolture i cui manufatti sono stati ora trasferiti al Museo Antonini di Nazca. C’è tanta Italia in questo luogo, infatti il sito fu scoperto grazie all’intuizione dell’archeologo italiano Giuseppe Orefici che ha lavorato per decenni su queste terre.

Rimane tanto da riportare alla luce e soprattutto occorre fare una strada decente per arrivarci ma i finanziamenti sono praticamente inesistenti. Per questo dico di andare e ringrazio il mio tour operator Perù Responsabile (per maggiori informazioni) per avermelo fatto scoprire; un sito di questo spessore non può rimanere sepolto sotto la sabbia!!!

Lungo il percorso avrete modo di vedere all’orizzonte, sopra la cittadina, una montagna che a me ha colpito davvero tanto. Infatti, in realtà, si tratta di una duna, la più grande del mondo: il Cerro blanco, alta ben 2078 m.

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Cerro Blanco

 Prima di ripartire per il viaggio prendetevi un’oretta per visitare il Museo Antonini (ingresso 15 nuevos soles – 4 €), dove appunto potete vedere testimonianze dell’epoca Nazca nonché parte dell’acquedotto ancora attualmente in uso, costruito dagli Inca. Se a questo punto avrete fame vi consiglio un buonissimo pollo alla plancha al “Rico Pollo” di Nazca, gusterete un ottimo filetto di pollo alla piastra ad un prezzo irrisorio (pollo, patatine e birra a 25 nuevos soles – 7 € circa).

Per ora abbiamo finito, non vi preoccupate se dopo tutte queste attività sarete un po’ stanchi, avrete a disposizione il lungo viaggio da Nazca ad Arequipa per riposarvi!!!

Nel frattempo, continuate a seguire l’hashtag #finalmenteinperù!


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